{"id":330,"date":"2010-03-04T18:29:14","date_gmt":"2010-03-05T01:29:14","guid":{"rendered":"http:\/\/194.242.232.59\/~cm12erni\/?p=330"},"modified":"2024-04-03T09:38:45","modified_gmt":"2024-04-03T16:38:45","slug":"fumone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nuovo.cm12ernici.it\/blog\/?p=330","title":{"rendered":"FUMONE"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.comunedifumone.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">sito  internet del  Comune<\/a><\/p>\n<p>Le origini storiche di questo ameno paesello, situato sulla cima di un  monte isolato, avente forma di cono, fra la catena dell\u2019Appennino  centrale e quella dei monti Lepini, si perdono, come suol dirsi, nella  notte dei tempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opinioni degli storici sulla sua fondazione sono  varie e contraddittorie. Alcuni vogliono che sia stato edificato  nell\u2019anno 244 della fondazione di Roma (510 A.C.), al tempo, cio\u00e8, in  cui l\u2019ultimo Re di Roma, Tarquinio il Superbo, fu detronizzato e  costretto a lasciare la Citt\u00e0 imperiale. Vuolsi che Tarquinio, scacciato  dall\u2019Impero e circondato da alcuni sgherri, si facesse costruire la  Rocca di Fumone, fortificata da 14 torri e da bastioni, dei quali ancora  si conservano gli avanzi vetusti.<br \/>\nAltri affermano l\u2019edificazione del  Castello al tempo dei Goti comandati da Alarico ( anno 410 A.C.) dei  quali sono noti i saccheggi e le invasioni tanto in Roma quanto nelle  sue circostanti campagne.<br \/>\nAlcuni ne attribuiscono l\u2019origine ai  Vandali ( anno 455 A.C.), durante l\u2019invasione degli eserciti di  Genserico. In quel tempo difatti il Lazio fu invaso dai Vandali e quindi  dai saraceni ( anno 846 A.C.), questi ultimi provenienti specialmente  dalla Sicilia e dalla\u00a0 Calabria, usurpatori e invasori di importanti ed  estesi territori, specialmente dell\u2019Italia meridionale e centrale. Del  loro passaggio per le nostre campagne resta evidente la traccia negli  abitanti di molte contrade, che conservano il tipo bruno nel\u00a0 colore  degli occhi e della pelle e specialmente nelle donne, per le abbondanti  chiome corvine.<br \/>\nNon v\u2019\u00e8 dunque alcun dubbio che Fumone sia  antichissima e che sia stata costruita in tempi nei quali s\u2019innalzavano  rocche e castelli, non a solo scopo di rifugio e di sicurezza, ma anche  di strategia guerresca, poich\u00e9 l\u2019eccezionale, elevata e isolata  posizione della Rocca di Fumone era eccellente vedetta e serviva per  segnalazioni di pace e di guerra ai circostanti monti e alle sottostanti  vallate. Il suo nome \u00e8 appunto in relazione alle fumate che  s\u2019innalzavano al cielo tra una torre e l\u2019altra : da Castro ad Anagni, da  Fumone a Torre Caietani e in\u00a0 tutta la vallata proseguendo sino a Roma.  Da qui l\u2019antico detto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando Fumo fumat Tota Campania  tremat<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe troppo lungo e inopportuno enumerare qui  tutte le Castellanie, Signorie e Custodie che presidiarono la Rocca di  Fumone sotto i vari pontificati : occorrer\u00e0 invece illustrare l\u2019episodio  pi\u00f9 saliente che ne forma il ricordo storico pi\u00f9 importante , per il  quale Fumone si \u00e8 reso un luogo di fama storica imperitura.<br \/>\nDopo la  morte di Nicol\u00f2 IV, quando vieppi\u00f9 infierivano le lotte interne e le  fazioni travagliavano l\u2019Italia tutta ( 1292 ), un conclave di cinque  Cardinali adunatosi in Perugia, eleggeva Pontefice Massimo una modesta  figura di Uomo, ritenuto in concetto di Santo sin dal Pontificato di  Urbano IV.Viveva costui in solitario eremitaggio in una piccola grotta o  cella situata a ridosso del dirupato Monte Majella, presso Sulmona. Si  chiamava Pietro da Morrone ed era nato ad Isernia nel 1215. Cresciuto  nella religione, fu Benedettino a 17 anni e nel 1227 fond\u00f2 l\u2019ordine dei  Celestini, che fu approvato dal\u00a0 Pontefice Urbano IV.<br \/>\nGrande fu la  sorpresa dell\u2019umile fraticello, quando la nobile ambasceria dei  Cardinali delegati, per eleggerlo Papa, si rec\u00f2 sullo scosceso  eremitaggio e lo trov\u00f2 assorto in devota contemplazione.<br \/>\nAll\u2019avvicinarsi  del Cardinale Pietro Colonna e dell\u2019Arcivescovo di Lione, Pietro pianse  di commozione e si persuase, dietro le esortazioni dei Cardinali, ad  accettare il Papato, assumendo il nome di Celestino V. La sua  incoronazione avvenne in Aquila il 29 agosto 1294, con grande giubilo ed  accorrere di popolo plaudente da ogni parte d\u2019Italia.<br \/>\nDopo la sua  consacrazione, il nuovo Papa diede la porpora a parecchi Cardinali, fra i  quali Guglielmo Longhi, di nobilissima famiglia di origine bergamasca  (1295).<br \/>\nUno degli errori pi\u00f9 importanti che si attribuirono al  carattere ingenuo ed ignaro di Celestino V nel suo breve pontificato, fu  quello di stabilire la sede pontificale in Napoli.Timido e irresoluto,  Celestino si trov\u00f2 parecchie volte in momenti assai critici. Prese a  riflettere, a ponderare su di una probabile rinuncia, considerando la  propria insufficienza a proseguire l\u2019incarico, dati i tempi facinorosi,  per lui troppo grave. I Cardinali lo distoglievano da una simile idea,  il popolo lo voleva Papa, ma la storia di quei tempi afferma che un  frate suo amico, accorgendosi delle insidie e degli intrighi ai quali il  buon Pontefice era fatto segno, lo consigliava e lo decideva senz\u2019altro  a rinunciare al papato. Chiamavasi questi Iacopone da Todi, era  eminentissimo giureconsulto, nonch\u00e9 insigne letterato. Celestino indisse  un concistoro e lesse l\u2019atto di rinuncia il 13 dicembre 1295.<br \/>\nRipreso  quindi il suo saio e il suo sacco da eremita, ritorn\u00f2 al suo eremo,  assai lieto di essere sfuggito alle gravi cure di quel Papato tanto  ardue da sostenersi.<br \/>\nIl giorno 24 dicembre 1295 veniva eletto Papa  Benedetto Caietani, assumendo il nome di Bonifacio VIII.<br \/>\nNel  frattempo Pietro da Morrone, non pi\u00f9 sicuro del suo impervio ritiro, se  ne era fuggito per boschi e per valli, ramingando in cerca di un pi\u00f9  tranquillo e sconosciuto rifugio.<img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.comunedifumone.it\/images\/stories\/celestino.jpg\" alt=\"Celestino V\" \/>Il Papa Bonifacio VIII, fattosi amico in quel tempo di  Carlo II d\u2019Angi\u00f2, temendo, a causa di Celestino, disordini e  perturbamenti avversi alla Chiesa, ordin\u00f2 che si ricercasse l\u2019eremita  fuggiasco. Dopo molte peregrinazioni, l\u2019umile Monaco fu ritrovato mentre  su di una fragile barca tentava\u00a0 di trasferirsi in Grecia.<br \/>\nCondotto  ad Anagni alla presenza di Bonifacio VIII, questi molto urbanamente lo  persuadeva a restarsene\u00a0 nella Rocca di Fumone, facendovelo tradurre  accompagnato da cavalieri e sgherri. Si ha ragione di credere che il  soggiorno di Pietro da Morrone nella Rocca, che dur\u00f2 meno di un anno,  divenisse in seguito durissima prigionia. La strettissima cella nella  quale venne rinchiuso, e che si vede tuttora, \u00e8 perfettamente conservata  ed \u00e8 situata nella parte pi\u00f9 interna di ci\u00f2 che \u00e8 attualmente il  Castello e molto prossima a un trabocchetto, che sino al secolo passato  era pavimentato di affilatissime lance con la punta rivolta in alto. Il  Marchese Pietro Longhi le tolse per cancellare il crudele ricordo.<br \/>\nAlcune  di tali lance vengono conservate ancora dagli attuali proprietari del  Castello. Di questo trabocchetto si scorge tuttora la botola situata in  alto, ora murata al di sopra, la quale costituiva allora l\u2019insidia per  coloro che, entrati nel Castello, non dovevano pi\u00f9 uscirne. La prigionia  di Pietro dur\u00f2 10 mesi e fin\u00ec con la sua morte, all\u2019et\u00e0 di\u00a0 anni 81.<br \/>\nVestito  del suo logoro saio, disteso su di una rozza tavola, assistito da un  suo fedele discepolo, Roberto de Salla, trapass\u00f2 dolcemente il Pontefice  Santo, sublime nella sua modestia e nella sua umilt\u00e0, il 19 maggio  1296.<br \/>\nLa storia narra di una visione ch\u2019egli ebbe sul punto di  morire. Al finestrino dell\u2019angusto carcere, gli apparve, dicono, una  luminosissima croce ed in quella radiosa visione il morente pass\u00f2 altra  vita. Il suo corpo riposa nella Chiesa di Colle Maggio, presso Sulmona.<br \/>\nNel  1313 Clemente V lo iscrisse nell\u2019Albo dei Santi.<br \/>\nIn tutte le  edizioni della Divina Commedia i commentatori del Canto III  dell\u2019Inferno, ritengono che i versi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Guardai e vidi  l\u2019ombra di Colui Che fece per viltade il gran rifiuto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siano  dedicati a Celestino V, che Dante pone fra i peccatori d\u2019ignavia, ma  sembra impossibile che il Celestino V poeta voglia classificare tra quei  peccatori un uomo, di si austere e sante virt\u00f9, da essere innalzato  dalla\u00a0 Chiesa all\u2019onore degli altari.<br \/>\nBonifacio VIII fu accusato dai  suoi nemici di crudelt\u00e0 e tirannia:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sotto i colpi che  invidia gli diede<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma i suoi difensori e specialmente  Pietro Caietani, il Biseth, Giorgio da Rimini e altri, lo liberarono  delle accuse dei seguaci di Re Filippo suoi avversari e dinanzi al Papa  Clemente V fecero rifulgere la sua figura di purezza e di gloria.<br \/>\nNel  Castello di Fumone \u00e8 stato sepolto l\u2019antipapa Maurizio Burdino, ex  arcivescovo di Braga, il quale, succedendo a Gelasio II (Caietani), fu  elevato alla tiara da Enrico III, prendendo il nome di Gregorio VIII; si  ritiene che il corpo di costui riposi nello spessissimo muro di un  intercapedine che divide il castello dall\u2019attuale Villa . Era Bordino un  ribelle, un orgoglioso e un persecutore dei deboli, ma il Papa Callisto  II, successore di Gelasio II, ne represse le audacie e le ribellioni,  facendolo tradurre e imprigionare nella Rocca di Fumone, ove mor\u00ec il 28  aprile 1224. Una epigrafe latina ricorda l\u2019avvenimento ed \u00e8 posta sul  luogo che si crede la sua sepoltura.<br \/>\nPer completare la parte pi\u00f9  interessante di questi brevissimi cenni storici, occorre parlare della  famiglia dei Marchesi Longhi, che occuparono Fumone quali Castellani e  Signori del luogo :. E\u2019 inopportuno, per brevit\u00e0, menzionare le origini  antichissime di questa storica famiglia, che sono anteriori al secolo  XII . Il primo dei Longhi che dimor\u00f2 in Fumone, fu il Cardinale  Guglielmo de Longis, elevato alla porpora da Clemente V dopo la  canonizzazione di Celstino V, precisamente nell\u2019anno 1323. Il fratello  di lui, Marco Tullio, gi\u00e0 custode di Celestino V durante la sua  prigioni\u00e0, fu eletto\u00a0 Castellano perpetuo con regolare Bolla rogita ad  Avignone dal notaio della Santa Sede.<br \/>\nI figli di Marco Tullio Longhi  ne continuarono la prosapia e nel 1359 ritroviamo Giovanni Longhi  cavaliere dello Speron d\u2019Oro.<br \/>\nQuantunque un incendio del secolo  passato distruggesse, o quasi, l\u2019archivio dei Longhi, si ha ragione di  credere che gli ascendenti di quest\u2019ultimi contraessero unione con donne  dai nomi storici ed illustri quali : Bellarmino, Malatesta,  Vitelleschi, Tebaldeschi, Forteguerra, Brancaccio ed altri.<br \/>\nNel 1586  Giovanni Longhi fu ascritto alla nobilt\u00e0 del patriziato romano. Pi\u00f9  volte lo stemma dei Longhi si inquart\u00f2 con lo stemma dei Caetani, duchi  di Sermoneta, fino a D. Emilia Caetani Longhi, morta nel 1885.<br \/>\nAntecedentemente,  nel 1769, Longhi Pietro di Paolo s\u2019impalmava con Donna Vincenza  Caietani dei Conti della Torre.<br \/>\nLonghi<br \/>\nNel 1772 nacque Guglielmo  Longhi\u00a0 di Pietro, che fu Patrizio romano, primo scudiero e gentiluomo  alla Corte di Savoia, nonch\u00e9 cameriere segreto di Pio V (1810)<br \/>\nIl  marchese Gaetano Longhi di Guglielmo (avo degli attuali proprietari  Serventi Longhi) impalm\u00f2 donna Emilia Caetani fu Enrico, duca di  Caserta, sorella di Don Michelangelo Caetani, duca di Sermoneta. Questi  fu padre di Don Onorato ed Avo dei rappresentanti la penultima  generazione, cio\u00e8 gli attuali Don Leone, Don Loffredo, il defunto Don  Livio, Don Gelasio, Don Michelangelo e Donna Giovannella coniugata  Baronessa Grenier. Il Duca di Sermoneta ebbe anche una figlia, Donna  Ersilia, coniugata contessa Lovatelli.<br \/>\nIl Marchese Gaetano Longhi fu  anch\u2019egli scudiero alla Corte di Savoia\u00a0 e una sua figlia, Teresa  Longhi, morta suora nel convento del Bambino Ges\u00f9, fu battezzata da Re  Carlo Alberto. Vuolsi che il convento, a causa di questa suora  eccezionale, innalzasse la bandiera italiana il giorno della presa di  Roma nel 1870.<br \/>\nLa linea maschile primogenita si estinse con i due  figli maschi di Gaetano, i quali morirono in tenera et\u00e0.<br \/>\nGli attuali  proprietari di cinque lotti del Castello di Fumone e del Santuario in  cui mor\u00ec Celestino V sono i suoi nipoti, i coniugi Tito ed Emilia  Serventi, rispettivamente figli di Elena e Beatrice Longhi (di Gaetano).  E\u2019 in corso un decreto reale che si spera conceder\u00e0 a questi ultimi il  diritto di portare il nome dei Longhi e di trasmetterlo ai loro minori  Ugo ed Enrico.<br \/>\nIl proprietario di un sesto lotto \u00e8 l\u2019avv. Giuseppe  Marchetti, figlio di Guglielmina Longhi.<br \/>\nLa famiglia Longhi ha avuto,  attraverso i vari Pontificati, sei guardie nobili, cio\u00e8 marchese  Guglielmo Longhi, marchese Carlo e Longhi marchese Francesco, ammessi\u00a0  nel corpo delle guardie nobili nell\u2019aprile\u00a0 1804; Longhi marchese  Alberto fu guardia nobile nel 1833 e Longhi marchese Giovanni venne  ammesso nell\u2019aprile del 1836.<br \/>\nE\u2019 sicuro che ve ne sia anche un altro,  del quale mi sfugge il nome.<br \/>\nIl Castello e La Villa sono ra tenuti  con grande cura ed amore nella imperitura e cara memoria di uomini e di  cose.<br \/>\nIl Santuario di Celestino V, cio\u00e8 la prigione e la Cappella  attigua, sono aperti al pubblico una volta all\u2019anno, la seconda domenica  di agosto e il Clero vi si reca con la Croce Capitolare e la reliquia  del Santo, seguito in devota e numerosa processione del buon popolo  salmodiante.<br \/>\nLa villa ha conservato l\u2019aspetto alquanto rustico e  semplice delle ville patrizie romane. Non \u00e8 stata turbata quella sua  linea di austera signorilit\u00e0 con innovazioni moderne. Questo non  desiderano gli attuali proprietari, decisamente conservatori delle  memorie della loro antica e nobile famiglia.<br \/>\nI marmi rari, di  pregevole e squisita fattura greca e romana, attestano, con le loro  patine brune, il volgere di parecchi secoli. Una Venere di scalpello  greco, appoggiata a un delfino, sovrasta una fontanina ornata in basso  di terre cotte, raffiguranti maschere, di alto e raro valore artistico.  Due Erme di marmo pario, dovute anch\u2019esse a scalpello greco,  raffiguranti la primavera e l\u2019autunno, vigilano il lato esterno  dell\u2019ingresso principale e fronteggiano il viale centrale, in fondo al  quale si erge una colonna in marmo istoriato, benissimo conservata nella  sua integrit\u00e0 e nella sua patina, che attesta la sua epoca, certamente  anteriore al XIII secolo. Figure mitologiche, imperatori romani, putti e  figure di donne, fanno capolino fra le vecchie mortelle e i vetusti  lauri. Sicuro da ogni tragedia venatoria pispiglia il variopinto  cardellino tra le folte chiome degli alti pini e fra i complicati rami  dei secolari cipressi. In un grigio sarcofago nidifica tranquilla, da  anni, tutte le primavere, una leggiadra capinera.<br \/>\nLa dolcezza e il  silenzio del mistico ambiente ricordano i malinconici versi del poeta  infelice:<br \/>\nQuante immagini un tempo e quante fole Creommi nel pensier  l\u2019aspetto vostro<br \/>\nIl principe Don Gelasio Caetani, a distanza di circa  700 anni dal suo omonimo antenato, Pontefice Gelasio II, onor\u00f2 di una  sua visita Il Castello nell\u2019agosto del 1927 ed ebbe a rallegrarsi con  gli attuali proprietari che la Villa avesse conservato il suo stato  semplice e primitivo : L\u2019illustre visitatore rammentava come nel volger  dei secoli per parecchie volte i Caetani avevano avuto occasione di  dominare e dimorare nella rocca di Fumone, sino ai tempi della prozia,  Emilia Caetani Longhi, morta nel 1885.<br \/>\nIl turista, percorrendo i  viali di cinta dell\u2019ameno giardino pensile, resta ammirato ed estatico  dinanzi alla visione grandiosa dell\u2019esteso panorama nel vasto  orrizzonte.<br \/>\nA ponente : la catena dei Lepini e la vallata del Sacco  sino agli acquedotti della campagna romana; a levante, da Frosinone fino  al Vesuvio\u00a0 (visibile specialmente di notte, durante i periodi di  eruzione) lo sguardo\u00a0 si perde nell\u2019enumerare la moltitudine dei paesi  sparsi nelle campagne e a ridosso dei monti circostanti: a Nord la  catena degli Ernici con le sue pi\u00f9 alte vette, sempre bianche di neve  dal dicembre al maggio: la Monna, alta m.1950, il retrostante Pizzo  d\u2019Eta, che misura 2027 metri, del quale si scorge soltanto l\u2019estrema  vetta; a Nord-ovest la storica Torre Caietani\u00a0 (assai danneggiata dal  terremoto che contemporaneamente distrusse Avezzano) fronteggiante la  pittoresca Trivigliano, che conserva anch\u2019essa le tracce di trecentesche  gesta. Infine la poetica e moderna Fiuggi, fonte di salute e di vita,  per chi desidera la rinascita del proprio organismo . Nell\u2019ultimo lembo a  Nord-ovest, che ricongiunge gli sguardi all\u2019ampia vallata del Sacco, \u00e8  la Leonina citt\u00e0 di Anagni, la cui fama storica sopravvive anch\u2019essa\u00a0  imperitura.<br \/>\nOra il\u00a0 Castello e la Villa di Fumone costituiscono la  dimora estiva degli attuali proprietari e dei loro figlioli; il  visitatore vi \u00e8 accolto col massimo dei riguardi e l\u2019ospite amico vi  ritorna con animo lieto<br \/>\nLo stemma\u00a0 dei Longhi \u00e8 sormontato  dall\u2019aquila di Polonia in campo rosso ed \u00e8 formato, in basso nel primo e  terzo quadro, dal leone bruno rampante coronato, sotto fascia verde e  oro, in campo argento; nel secondo e nel quarto, la Rocca in campo  azzurro, sormontata da una croce d\u2019oro. E\u2019 circondata dal motto : &#8220;Longa  fides, Longus honor cum sanguine Longo&#8221;, motto che ricorda le gesta  onorifiche ed eroiche delle generazioni passate e ne fa la fede per le  generazioni presenti e future.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le origini storiche di questo ameno paesello, situato sulla cima di un monte isolato, avente forma di cono, fra la catena dell\u2019Appennino centrale e quella dei monti Lepini, si perdono, come suol dirsi, nella notte dei tempi.<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":338,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"acf":[],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-04-20 17:59:53","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nuovo.cm12ernici.it\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/330"}],"collection":[{"href":"https:\/\/nuovo.cm12ernici.it\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nuovo.cm12ernici.it\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovo.cm12ernici.it\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovo.cm12ernici.it\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=330"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/nuovo.cm12ernici.it\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/330\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13113,"href":"https:\/\/nuovo.cm12ernici.it\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/330\/revisions\/13113"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovo.cm12ernici.it\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/338"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nuovo.cm12ernici.it\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=330"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovo.cm12ernici.it\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=330"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nuovo.cm12ernici.it\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=330"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}